Ischitani brava gente

Molto spesso ci lamentiamo che noi Ischitani siamo un popolo litigioso e rancoroso. Sarà vero perché in varie circostanze ci è stato rinfacciato da più parti. Voglio raccontare un paio di episodi che ho vissuto direttamente o indirettamente. Venivo da un massacrante tour di tre giorni a Milano, trascorsi all’interno del padiglione della fiera del turismo, di febbraio. Ero molto caricato perché in passato avevo partecipato a questa kermesse in rappresentanza di compagnie alberghiere con cui collaboravo. Questa volta, fresco dall’abilitazione di “Direttore d’Agenzia Viaggi” e dalla realizzazione di una struttura turistica di proprietà, ero motivato doppiamente a stringere contatti nuovi e lanciar il mio prodotto nel circuito turistico. L’entusiasmo era talmente forte che seguivo ogni avvenimento senza perdere nessuno evento, compreso i seminari che si tenevano all’interno del padiglione della fiera. Alla fine dei tre giorni, soddisfatto del lavoro svolto, decisi di partire la sera stessa. Per fortuna trovai un posto disponibile in una cuccetta così salii sul treno alla volta di Napoli. Capitai in uno scompartimento con altri passeggeri che scendevano alcuni a Roma e altri che proseguivano oltre Napoli. La cuccetta era surriscaldata, il russare di qualche compagno di viaggio rese la nottata lunghissima. Superata Bologna, riuscii a chiudere gli occhi. La gola secca e la necessità di andare in bagno mi costrinsero a cercare una bottiglia d’acqua minerale. Tornato in cabina, trovai gli occupanti dello scomparto svegli e in stato di allerta perché nella cabina adiacente alla nostra era scomparso il beautycase di una viaggiatrice che aveva custodito in esso alcuni preziosi e documenti. Dopo varie ricerche sul treno, il beauty fu ritrovato intatto in uno dei raccoglitori di rifiuti lungo il corridoio. Il viaggio fu abbastanza movimentato e non riuscii a riposare per le restanti ore. Superata la stazione di Roma Termini, lo stress accumulato nei tre giorni passati in fiera a Milano incominciò a farsi sentire. Nel giro di poco tempo gli occhi cominciarono ad offuscarsi e un dolore martellante invase la mia testa. Così appena passò il carrello delle bibite presi un caffè caldo con la speranza che m’avrebbe fatto sentire meglio. Anziché risvegliarmi, cominciai ad avvertire un malessere per tutto il corpo con brividi di freddo. La testa mi pulsava ancora di più, avvertivo nausea, sembrava che dovessi rigettare da un momento all’altro. Qualcuno che era salito sul treno a Roma notò lo stato pietoso in cui mi trovavo, mi offrì una camomilla calda che mi face stare meglio fino a Napoli. Arrivato in stazione con la testa che mi girava, riuscii a raccogliere le mie cose e raggiungere lo stazionamento dei taxi per il molo Beverello. Davanti alla fermata dei taxi trovai quel passeggero del treno che m’aveva offerto la bevanda calda, anche lui doveva andare al molo e così facemmo il viaggio assieme. Arrivati allo scalo marittimo pagai il taxi e questo signore, viste le mie condizioni fisiche, mi tolse il borsone dalle spalle per aiutarmi nel trasporto, volle per forza pagare i biglietti dell’aliscafo. Nel frattempo, avvisai i miei con una telefonata dell’ora dell’arrivo a Ischia per venire a prendermi al porto. Il nuovo amico restò seduto nella stessa fila a distanza di un posto. Sul battello la nausea cominciò ad assalirmi di nuovo e, anche se c’era mare calmo, lo stomaco mi dava fastidio fino al vomito, cosa strana mai capitata prima. Ebbi un’assistenza costante e avvertivo fortemente la presenza di questo buon samaritano. Si presentò, capii che era di Barano ma non seguivo quello che diceva perché ero in uno stato di sofferenza e sonnolenza, sembrava d’essere in apnea. Mi accompagnò fino all’uscita dell’aliscafo, mi portò il borsone fino alla scaletta, allo sbarco c’erano i miei ad attendermi. Quel signore si dileguò, non ebbi nemmeno la possibilità di presentarlo ai miei, ringraziarlo e capire chi fosse. Lo so che ognuno avrebbe fatto la stessa cosa ma intanto fu un Ischitano ad offrirmi tutta quella assistenza. Una persona che io non avevo mai visto prima per cui mi dispiace che il mio stato confusionale non mi avesse consentito un adeguato ringraziamento. E’ anche capitato che tanti turisti durante il soggiorno abbiano smarrito il porta moneta che è stato puntualmente restituito loro intatto. Un episodio simile, molto conosciuto nel paese di Lacco Ameno, capitò ad una turista tedesca che soggiornava in un noto albergo del paese. La cliente, arrivata nel suo hotel abituale, sentendosi sicura, lasciò i suoi preziosi in camera non depositandoli nella cassetta di sicurezza che l’albergo metteva a disposizione gratuita degli ospiti. Dopo qualche giorno scomparvero gli oggetti d’oro dalla sua camera. Il personale dell’albergo era lo stesso che accudiva la turista da tanti anni. I sospettati erano tanti, sia la direzione dell’albergo che la cliente sporsero denuncia. La signora continuò il suo soggiorno e tornò in Germania senza i suoi gioielli. Molti di essi erano ricordi tramandati da genitori e da antenati. A differenza degli altri commiati di fine vacanza, questa volta la partenza fu più triste. Durante l’anno scolastico, uno studente del “Meccanico Navale”, mentre giocava a palla con altri amici, non controllò il tiro e la palla andò a finire in un cespuglio nello spazio antistante l’Istituto. Un grosso pacco di colore oro sgargiante un po’ sbiadito, nascosto fra le piante, attirò la sua attenzione, chiamò gli altri compagni ed insieme aprirono l’involucro. Con loro grande sorpresa e meraviglia sembrava d’aver trovato lo scrigno dei pirati come nei racconti d’avventura. In effetti oltre a una grande quantità di collanine, bracciali, anelli c’erano anche monete e piccoli lingotti d’oro. Denunciarono il tutto ai carabinieri che contattarono la direzione dell’albergo e la turista tedesca che si precipitò sull’isola per ritirare i suoi preziosi che ormai non sperava più di recuperare. La signora lasciò un lauto riconoscimento al ragazzo che aveva trovato, nascosto in un folto cespuglio, il suo “tesoro”! www.peppinodesiano.it

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