SUPERSTIZIONI E VECCHI RIMEDI

Michele si trovava in Germania per perfezionare la conoscenza della lingua tedesca, colse l’occasione per partecipare alla mostra del turismo che si teneva in quei giorni a Berlino. Durante un pranzo di lavoro un collega gli presentò il proprietario di un grosso villaggio turistico della costa tirrenica, uno dei primi all’epoca in Italia. L’occasione fu propizia per Michele che ottenne un ingaggio da capogiro. Nel giro di qualche settimana si trovò a dirigere un villaggio turistico fra i più rinomati della Campania, da dove poteva ammirare la sagoma dell’isola d’Ischia vista da un’angolazione da sogno. Il villaggio era frequentato da un pubblico proveniente da tutta Europa. La struttura da lui diretta era il fiore all’occhiello di tutto il Sud. Gli svaghi furono arricchiti da una scuola di sci nautico (per l’occasione si era avvalso di alcuni giovani maestri di sci acquatico provenienti dai laghi lombardi). Aveva creato, grazie alle sue competenze e conoscenze, lo Sporting club che comprendeva percorsi di trekking attraverso la pineta che confinava con la spiaggia, escursioni ambientali guidate, corsi di immersione subacquea, canoa, in più corsi di pittura seguiti da artisti del posto. L’animazione era affidata a giovani italiani e stranieri fra i più famosi d’Europa che si succedevano ogni quindici giorni. Alcuni di loro in seguito sono riusciti a inserirsi nel mondo dello spettacolo nazionale, ragazze che facevano parte del team sono diventate conduttrici televisive e modelle. Durante il periodo estivo c’erano i maggiori nomi del firmamento della canzone mondiale: da Charles Aznavour a Ray Charles, da Ornella Vanoni a Modugno. Era un turbinio di happenings. In questo fermento Michele si innamorò pazzamente, come non gli era capitato prima, di una ragazza della provincia di Cosenza. Non riusciva a stare concentrato sul lavoro, appena poteva lasciava il complesso dove lavorava per recarsi dalla nuova fiamma che ormai l’aveva incatenato, stregato. Tutto il fuoco si spense quando alla povera ragazza uscì da bocca che preferiva la montagna al mare. A questa dichiarazione, il mio amico si rese conto che, qualora il rapporto fosse andato avanti, lui avrebbe dovuto lasciare il suo amato scoglio e il mare che era la sua passione, la vita. Allora decise di tornare sui suoi passi e lasciare la fidanzata. La giovane e la famiglia ci rimasero malissimo e non volevano accettare quella decisione presa dal nostro amico. I fratelli e i parenti di lei cercarono in tutti i modi di farlo ritornare sui suoi passi. Michele fu irremovibile, per questo motivo a fine stagione abbandonò anche il villaggio che tanto gli piaceva. Come ritornò sull’isola un mal di testa s’impossessò del suo corpo, gli amici e i parenti gli consigliarono di prendere un periodo di ferie. Così con altri amici andò in giro per l’Europa a visitare la Svezia e altri paesi scandinavi perchè durante il periodo estivo aveva conosciuto ragazze di questi luoghi. Al ritorno dal viaggio, durante il periodo di Natale, un suo collaboratore, sentito lo stato pietoso in cui versava il suo direttore, lo invitò a Caserta e decisero di andare insieme a far visita a una conoscente che abitava in uno dei paesini del casertano. La signora era conosciuta per la sua bravura nel togliere il ”malocchio”. Michele era restìo, anche se non credeva a queste pratiche, cedette all’insistenza del suo collaboratore. Arrivati sul posto, fu condotto in una stanzetta dove la padrona custodiva uccelli rapaci imbalsamati e bambole di stoffa con degli spilloni conficcati nelle vesti. Il mio amico mostrò alla signora i punti del capo dove il dolore era più intenso, sembrava come se avesse avuto dei chiodi che gli trafiggevano la fronte. La donna lo fece accomodare su una sedia, incominciò a mormorare delle parole incomprensibili toccandogli con due mani il capo e facendo più volte dei giri intorno a lui. Alla fine di questa indecifrabile nenia, la guaritrice prese un piatto di porcellana e l’adagiò sulla testa del malcapitato, versò dell’olio nel recipiente e fece un ulteriore giro mormorando delle parole. A un certo punto si fermò, trattenne il respiro fissando intensamente l’olio fino a quando due bolle si materializzarono nel liquido che giaceva nel piatto. Vuoi la suggestione, vuoi l’imprevisto, Michele tornò sull’isola rinato, libero, senza il male che lo aveva tormentato per mesi. Alla sera del 31 dicembre partecipò con gli amici di sempre ad una tombolata che si teneva a casa di conoscenti comuni. Prima della mezzanotte, si spostarono i tavoli e s’incominciò a ballare. Michele, per l’euforia che si era creata, si spogliò della camicia che gli era stata regalata dalla sua vecchia fiamma e la gettò nel fuoco del camino. Il sortilegio scomparve definitivamente e lui era pronto per un’altra avventura. Il giorno dopo condividemmo il ricordo di quando da piccoli, a causa dei continui mal di pancia, le mamme ci portavano dalla vecchia “Gemaria” a Mezzavia che incantava i vermi. Tutti i bimbi del rione andavano da questo personaggio: era piccola, rotonda con gli occhi chiari velati da un’eterna cataratta, i capelli bianchi formavano una crocchia bianca dietro la nuca che era infossata nella spalla curva. Portava un grembiule nero che arrivava fino ai piedi; sia d’estate che d’inverno il grembiule era sempre lo stesso. Ci faceva stendere sul letto enorme e poi passava le mani sul pancino delle piccole o dei piccoli a mo’ di massaggio recitando dei versi incomprensibili, sembrava un bisbiglio lamentoso e poi passava il pollice per tutta la pancia disegnando delle croci senza allontanare la mano dal corpo. Anche questo era un altro mistero che faceva allontanare i mali. Di questi incantesimi ne ricordavamo ancora uno: quando bambini passavamo ore intere fra la spiaggia e gli scogli sotto al sole e a volte tornavamo a casa con un grosso mal di testa. Gemaria metteva una salvietta di spugna bianca sulle spalle e un grosso bicchiere colmo d’acqua con un pizzico di sale avvolto in un panno capovolto sulla testa del piccolo. L’acqua assorbiva il calore producendo bollicine e il mal ti testa spariva!

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