Peppino “e’ sciusciell”

Da piccolo, specialmente d’estate, assieme a mio cugino Peppino di zio Paolo che era di qualche anno più piccolo di me, passavamo parecchie ore con zia Rosa che era la sorella di mio padre. Di fronte al negozio, che lei gestiva, c’era la spiaggetta denominata della “Croce”. Tutti i ragazzi del rione di Mezzavia e della Marina passavano la giornata sulla spiaggia, gli scogli e la “secca” a pescare. C’erano gamberesse rosse e cavallucci marini, ricci e tante altre specie viventi fra le “reppole” degli scogli: purtroppo non le ho più viste in seguito. Nel tratto di mare antistante questa spiaggia ho imparato a nuotare. Quando non c’erano i nostri parenti c’era zia Rosa che ci controllava. Sopra al suo negozio abitava una coppia d’Inglesi che avevano un barboncino bianco e un gattone dal pelo grigio. Il marito era un colonello dell’aereonautica. All’epoca c’erano parecchi militari inglesi che abitavano sull’isola d’Ischia, tutti avevano casa lungo le coste dell’isola. Si diceva che erano dei “watchers”, osservatori di guerra, che rimasero sull’isola per lungo tempo dopo la seconda guerra mondiale. Erano sempre seri, non sorridevano mai, non avevano figli. Ricordo che una volta la signora che abitava sul negozio ci sorprese, nella spiaggia sottostante l’abitazione, mentre noi bambini, col pisello da fuori facevamo la pipì in lungo sulla spiaggia per vedere chi arrivava più lontano. La signora inorridita ci sgridava minacciando di mandare il cane e il gatto a mangiare il nostro uccello! Dopo anni incontrai la signora inglese come ospite a Villa Svizzera. Veniva ogni anno a godersi il sole e le cure dei fanghi di Lacco. Da piccoli avevamo un po’ timore della signora che era piuttosto rigida con noi bambini. Lei mi raccontò un sacco di episodi divertenti dove noi eravamo protagonisti; a lei piaceva osservarci da lontano e qualche volta ci offriva anche qualche tavoletta di cioccolato. Si ricordava di tanti personaggi di Lacco Ameno fra cui Peppino “e sciusciell” che imitava il verso di più animali ma quello che la divertiva di più era il canto del gallo. Peppino era magro e ossuto, con naso sporgente, voce nasale, viso scavato e irregolare. Nel fare l’imitazione anche lui sembrava acquistasse le sembianze del gallo. Si restringeva nel fisico, allungava il collo, il viso e col naso in aria emetteva il tipico canto del pennuto: chicchiriiiiiiichiiiiii, chicchiriiiiiiiiichiiiiii….. Riscuoteva ammirazione e applausi dalla folla che lo circondava. Un’altra specialità era il verso della pecora, addirittura Peppino faceva i vari tipi di belati prima e dopo aver trovato il suo caprone. A Peppino “ e sciusciell” piacevano molto gli animali. Più tardi, negli anni ’70/80, in tv, Enzo Tortora presentò un programma che si chiamava “Portobello” e i concorrenti vincevano se riuscivano a far ripetere la fatidica parola “Portobello” al pappagallo. Peppino decise di partecipare al programma televisivo, si allenava tutti i giorni col pappagallino che stava legato fuori alla salumeria di “Sciosciò”. Purtroppo non riuscì a partecipare a causa delle vicissitudini occorse al presentatore.La signora inglese mi raccontava anche di giovanotti del posto che la sera d’estate uscivano con la barca e cantavano al largo del suo balcone portandole la serenata. Le piaceva molto il mare e le mareggiate violente i cui flutti arrivavano fin sul suo terrazzo, ricordandole Brighton dove lei era cresciuta. Da giovane aveva frequentato una scuola di recitazione nella sua città. Aveva avuto anche esperienze teatrali. Fra le sue conoscenze c’era Sir Laurence Olivier che a volte veniva a trovare lei e il marito durante il loro soggiorno a Villa Svizzera. Infatti lui era ospite fisso, ogni anno, presso i Walton, a San Francesco. La cliente inglese si ricordava persino l’amarezza che aveva provato per la prematura scomparsa della figlia di zia Rosa, Maria Pia. Della cuginetta ho un ricordo labile, la incontravo di rado quando mi recavo al Capitello per salutare zio Gianni che veniva per trascorrere le feste di Pasqua nella casa della nonna. Tutti i nipoti andavamo a salutarlo perché ci portava le uova di Pasqua di cioccolato con la sorpresa inserita. Eravamo invidiati dagli altri ragazzi perché quasi nessuno aveva questo regalo con la sorpresa. Zio Gianni svolgeva la mansione di direttore presso la SIP di Bari e infatti la moglie era barese. Ricordo che era molto bella, alta con modi da gran signora. In quell’occasione incontravo spesso Maria Pia che era molto dolce, con occhi grandi e neri che rifulgevano nel viso molto chiaro circondato da capelli nerissimi e ondulati. Era amata da tutti quanti noi cuginetti perché era gracile e delicata, una voce flebile, si stancava facilmente ma era sempre sorridente come la mamma, non si lamentava mai. Ci invitava a giocare a nascondino sul terrazzo e lei era talmente piccola che si nascondeva fra i rami di biancospino. Era un arbusto molto folto, nonostante le spine sembrava non la pungesse e che addirittura la avvolgesse. La cuginetta morì giovanissima. La pianta di biancospino rimase al suo posto per tantissimi anni e, ogni volta che mi recavo dalla nonna, l’osservavo: sembrava che all’improvviso per sorprendermi dovesse uscire Maria Pia dai cespugli!

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