I ricordi si assopiscono, non muoiono

In questi giorni, come per la Pasqua, ci prepariamo a festeggiare, in isolamento, il Santo Natale che col freddo, le giornate più corte ti portano indietro nel tempo. I ricordi della tua infanzia spensierata che vivevi coi tuoi parenti ed amici affiorano prepotentemente alla mente.

In genere, nel periodo natalizio, i genitori ci concedevano qualche ora in più la sera da trascorrere con i coetanei per l’inizio anche delle vacanze scolastiche. Con lo stesso ritmo col quale il tempo scandisce le stagioni, così si ripetevano i riti e i preparativi del Sacro Evento nella parrocchia di Lacco Ameno. A quell’epoca non esisteva la pubblicità televisiva per ricordarti che Natale era prossimo. I riti natalizi venivano cadenzati attraverso la liturgia religiosa: dalla novena alla preparazione del presepe nella chiesa, a quella dei canti natalizi. Ciò avveniva già a fine novembre con l’inizio della novena dell’Immacolata. In casa c’era tutto un profumo di spezie, si preparavano i liquori con le essenze di Anice, Strega e altre dai colori vivi; mia sorella, la più grande, era presa a preparare i roccocò e il presepe.

Mia madre all’imbrunire preparava il braciere con la legna secca raccolta nel bosco dell’Arbusto, il più delle volte comperava dei “penncill” che teneva fuori al terrazzo, al coperto, per accendere il “nostro riscaldamento”. La sera tutta la famiglia era raccolta intorno al fuoco che aveva una pediera di legno molto ampia tale  da poter poggiare i piedi e assaporare quel bel tepore che si diffondeva tutt’intorno. Mettevamo sopra la cenere bucce di mandarino per fare espandere l’aroma per la stanza oppure arrostavamo le fave secche. Dovevi piazzarle in modo che non sprofondassero altrimenti non l’avresti trovate più.

Molto spesso la sera eravamo incollati accanto alla radio per sentire il Radiosera delle 8,00. Mio padre navigava e a quell’ora vivevamo momenti di angoscia insieme ad altri parenti di naviganti specialmente quando spirava il vento di tramontana e le onde s’infrangevano contro la “Preta‘ross” (il Fungo). La radio comunicava le condizioni meteo e c’era uno spazio nella trasmissione dedicata alla navigazione proprio come oggi ci sono i bollettini che comunicano l’andamento del virus con le statistiche dei morti e dei nuovi contagi della giornata. Mia madre, con altre donne preparava il thè caldo al limone che mio padre aveva portato dai viaggi in foglie tritate finemente e tutti insieme recitavamo il rosario di 15 “poste” a cui partecipavamo anche noi piccoli.

Durante le feste si giocava a tombola oppure, quelle rare volte che papà trascorreva il Natale in famiglia, gli adulti giocavano a carte al sette e mezzo coinvolgendo tutte le famiglie dei parenti che abitavano in prossimità. Per noi piccoli era un momento molto bello e di gioia specialmente quando si giocava a tombola e la sera del 24 dicembre si “presentava il Bambino”, poi, sistemati sopra la sedia, recitavamo la poesia coll’applauso dei presenti. Il giorno di Natale si metteva la lettera scritta in classe sotto il piatto di papà.

Da giovane ho vissuto parecchie festività natalizie lontano da casa e non ho sofferto quasi mai nostalgia o la lontananza. Mi ricordo che a Londra, insieme ad altri amici, giravamo la sera di Natale per il West End senza trovare anima viva. I Londinesi avevano l’abitudine di riunirsi in famiglia e, siccome nella City c’erano solo uffici, la città era un deserto! Nessuno di noi aveva pensato di comperare un bottiglia di vino o whisky per trascorrere la serata insieme.

Negli anni 60 non c’era ancora l’abitudine di aprire l’anno a Trafalgar Square così la miglior cosa da fare, per noi, era quella di andare a lavorare come extra in uno dei ristoranti del Savoy dove si festeggiava il Nuovo Anno. In una di queste serate appresi dal vecchio direttore generale, Mr Contarini, di origine veneta, che il capostipite della famiglia Gucci era stato, da giovane, lavapiatti nelle cucine del Savoy Hotel. Proprio a Londra ebbe l’ispirazione di creare borse e altri oggetti in pelle con richiamo “all’iconico morsetto” che orna sia le borse che i mocassini della produzione Gucci. 

In Germania, ad Hannover, già agli inizi del mese di dicembre i negozi e i supermercati erano addobbati con festoni colorarti e rappresentazioni natalizie. I preparativi erano più sentiti del Natale londinese, sembrava più vicino alle nostre usanze, più europeo. Anche le musiche natalizie erano differenti. I negozi, le pescherie tenevano in bella mostra molluschi e pesci la cui esposizione era uguale a quella dei nostri banchi. Una mattina di dicembre c’era la neve tutt’intorno, gli alberi ammantati di bianco, il suono della canzoncina tipica natalizia: “Tu scendi dalle stelle” si spandeva lungo i marciapiedi. Io uscii in strada e mi trovai in questa atmosfera incantata: bastò vedere un negozio dove era esposta la frutta, con piramidi di noci, mandorle, nocciole, fichi secchi e mandarini per scatenare in me una voglia irrefrenabile di pianto. Un nodo alla gola implacabile mi fece dimenticare tutti i buoni propositi di non emozionarmi e alla fine un pianto dirotto mi liberò dalla morsa della nostalgia che covavo dentro e non volevo confessare a me stesso. Bastò una nocciola a scatenare tutti i ricordi dell’infanzia e i momenti felici in famiglia!

Ecco, quest’avvenimento d’allora in poi mi ha aperto gli occhi su quello che può provocare questa “Santa” ricorrenza che evoca ricordi del passato, di comunità, di famiglia. In particolare penso alle persone che vivono da sole specialmente in questo momento di espansione di epidemia dove molto spesso si muore senza il conforto di una persona cara. La festa più bella, più sentita, vissuta in famiglia diventa insopportabile per chi vive questa ricorrenza natalizia in solitudine.

A seguito di quest’episodio organizzammo, assieme ad altri amici, una cena in un ristorante italiano nei pressi dell’albergo per il giorno di Natale. I proprietari ci prepararono tutto e ci diedero le chiavi del locale dove stavamo solo noi.

Mi auguro che con questo Natale la pandemia finisca e si ritorni alla vita normale di sempre e che questi momenti vissuti nell’angoscia ci rendano più disponibili verso il prossimo!

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