Le Terme della Regina Isabella

 

Rizzoli oltre a passeggiare in compagnia del suo codazzo, a volte andava in giro anche da solo; molte erano le persone del posto che l’avvicinavano e lui non disdegnava di ascoltare mai nessuno anzi era molto attento alle problematiche dei lacchesi. C’erano persone che avevano una certa confidenza con lui e gli raccontavano aneddoti divertenti di personaggi del posto e lui, alla fine, dava sempre una lauta mancia specialmente ai bisognosi. Aveva preso a cuore le sorti del paese di Lacco Ameno, gran parte delle sue tasse le versava al comune (avendone presa la residenza) e così teneva il bilancio sempre in attivo. Anzi, sembra che all’epoca fosse uno dei comuni più prosperi d’Italia fino a quando il comune di Milano presentò ricorso per far ritornare le tasse nella città meneghina  perché lì aveva le maggiori attività.

 

 

Una volta realizzate le terme, bisognava creare le nuove figure dai bagnini ai massaggiatori. Rizzoli fece arrivare dalla Germania una fisioterapista tedesca: la Signora Koestermann che insegnò a generazioni di ragazzi dell’isola l’arte del massaggio curativo.  Da Milano arrivò la Signora Bertini come direttrice delle terme, più tardi la Gobbato, bravissime e attente che impostarono i nuovi quadri e lo svolgimento dei turni lavorativi dello stabilimento Termale. 

Sentire le esperienze vissute dai vecchi massaggiatori e bagnini di quell’epoca è interessante, le storie sono molteplici ma ciò che essi ricordano maggiormente erano le mance favolose che ricevevano.

Molti furono i personaggi prestigiosi che frequentavano le terme dal Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi allo Scià di Persia. Ci sono aneddoti sorprendenti che si raccontano come quello

Che, un mattino, si presentò alle Terme un uomo in ciabattine, smilzo, con occhiali scuri e spessi, di carnagione olivastra che voleva sottoporsi a un massaggio. Nel  vedere quel soggetto così trasandato in pantaloncini con un asciugamano sotto il braccio, senza accappatoio, i massaggiatori lo scaricavano l’uno all’altro. Così la segretaria delle terme lo affidò a Luigi che era il più giovane dei massaggiatori e da poco arrivato a lavorare in quel reparto. Dopo il trattamento Luigi accompagnò, tutto ossequioso, l’ospite fino all’uscita. I colleghi si meravigliarono di tutte quelle premure da parte del ragazzo il quale spiegò che il visitatore gli aveva regalato diecimila lire di mancia: era Aritotele Onassis, uno degli uomini più ricchi al mondo!   

 

In seguito all’apertura degli alberghi e delle terme nacquero vari mestieri non ufficiali. C’erano persone che raccoglievano fuori agli spazi del Regina Isabella le cicche di sigarette  con un’asta munita di uno spillo appuntito alla sommità. Senza abbassarsi, bastava puntare lo spillo e tirare su il mozzicone. Questo residuo di sigarette era differente da quelli abitualmente buttati via dai fumatori nostrani che fumavano Alfa o Nazionale senza filtro, roba da stomachi forti, consumate fino alla fine, tenute fra le unghie del pollice e indice. Negli ambienti antistanti il Regina Isabella o i campi da tennis e mini-golf dove gli ospiti degli alberghi passavano lungo tempo a giocare, si aveva la possibilità di trovare lasciate a terra sigarette appena accese, molto profumate, alcune al sapore di menta.  Le  marche di queste non s’erano mai viste prima: dalle Turmac alle Muratti’s sistemate in eleganti contenitori con scittura dorata a rilievo. Dalle Astor alle Kent e tantissime marche tutte nuove di sigarette, adagiate in dei contenitori ricercati, alcuni addirittura d’oro. Questi ospiti ostentavano accendini placcati d’oro, dalla forma elegante e moderna: i Dupont. I produttori di questi capolavori, erano ospiti del Regina Isabella, avevano un veliero con tre alberi ancorato al largo della scogliera dello Sporting!

C’erano delle sigarette che venivano fumate solo dalle signore che usavano il famoso bocchino di varie lunghezze. Specialmente la sera quando erano sedute al bar, vedere queste belle donne fumare le sigarette con questo aggeggio era entusiasmante. Queste signore addirittura facevano un paio di tiri alla sigaretta e subito la spegnevano; allora c’era la corsa dei camerieri a pulire il posacenere…

Mi ricordo che sorse proprio un piccolo commercio: in cambio di qualche spicciolo portavi le cicche raccolte che venivano liberate dal filtro e dalla punta di ignizione spenta ricavandone il tabacco che veniva rimesso sul mercato locale!

 

Molto spesso per imitare gli adulti si iniziava a provare a fumare le prime sigarette. Avendo poche spiccioli a disposizione si recuperavano quelle sigarette non consumate,  si provava il gusto della trasgressione della prima “boccata di fumo”. Le sensazioni erano le più svariate: a volte si avvertiva un leggero capogiro, altre volte colpi di tosse, non si sapeva ancora fumare. Il più grande del gruppo diceva che si doveva ingerire il fumo, inspirarlo, e poi buttarlo fuori. Da quel momento s’incominciava a comperare le prime sigarette che si vendevano sfuse e le fumavamo la sera, in gruppo, facendo un  paio di tiri a testa.

Spesso penso che siamo stati dei fortunati perché all’epoca non esisteva lo spinello altrimenti chi sa quante vittime ci sarebbero state fin d’allora!

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