Il rione del Capitello

Col trasferimento alla nuova casa dei miei antenati, al palazzo De Siano, al Capitello, incontrai tantissimi compagni di classe con cui mi recavo ogni mattina alla scuola elementare. Questo rione era il più piccolo del paese di Lacco, ciononostante era densamente popolato. C’erano solo tre vicoli lunghi e stretti che lo percorrevano longitudinalmente. Come in tutte le contrade si viveva in comunione. Lacco Ameno è stato sempre un paese pacifico: la maggior parte dei capofamiglia erano naviganti, pescatori, contadini ed emigranti la cui famiglia rimaneva protetta nel guscio della zona. Il Capitello era ubicato proprio nelle vicinanze della fontana del “pisciariello”. Poco distante c’era il pozzo della maestra Colonna, si diceva che questa acqua portasse giovamento ai sofferenti di calcoli al fegato. Arrivavano persone col bus da tutta l’isola (fra cui mi ricordo un prete che veniva da Forio) a prendere l’acqua miracolosa per i familiari. C’era un via vai continuo di gente: chi in vespa, altri coi muli a prendere l’acqua e tutti venivano ben accolti dai parenti della maestra.Uno dei primi personaggi che attirò la mia attenzione al Capitello fu Nannina “a zoppa”. Viveva in una baracca in fondo al vicolo da sola, un bellissimo viso molto espressivo e sorridente, capelli chiari quasi rossi e occhi verdi. Era molto curata, anche alle labbra aveva un filo di rossetto che all’epoca non era comune e una collana di perle al collo. Per gambe aveva dei moncherini ed era seduta su uno sgabello di legno che muoveva con possenti braccia. In genere quando si è piccoli si prova disagio al cospetto di persone come lei, invece Nannina era molto positiva, cordiale e affabile. Grazie al bel carattere, la sua baracca era frequentata da ragazze e ragazzi, lei era così accattivante da promuovere occasioni per far incontrare i giovani e molto spesso queste sane amicizie sfociavano in matrimoni.Nei giorni di festa e in occasione di ricorrenze religiose più ragazze l’aiutavano a vestirsi e poi i ragazzi, a braccio, la portavano in chiesa per assistere alla cerimonia con tutto il suo sgabello fatto a posta per lei dal falegname del paese. Era un po’ la sorella, la zia, la mamma di tutto il rione, ognuno veniva accolto dal suo sorriso. Questa sua dote era contraccambiata dall’affetto e dal calore umano di tutto il paese.Vicino alla baracca di Nannina viveva un mio coetaneo, Gennaro che aveva il mio stesso cognome: i miei dicevano che ci appartenevamo ma non ho mai capito il grado di parentela. Fra noi c’era un’intesa e ci proteggevamo a vicenda dagli altri ragazzi. La sua famiglia era numerosa, ai ragazzi capitò la stessa sfortuna occorsa a mio padre, lui e i suoi fratelli rimasero orfani fin da piccoli. La mamma morì dopo aver dato alla luce il piccolo Ciro che fu messo in collegio mentre gli altri fratelli furono accuditi dalla nonna “T’rsona”, chiamata così perché era una donnona, mi ricordo che aveva delle mani molto grandi, portava gli occhiali un po’ affumicati che non l’aiutavano granchè perché aveva la cataratta. Oggi la cataratta è diventato un intervento che viene fatto in day hospital invece all’epoca la tenevi fino all’ultimo respiro. La nonna ormai in età non riusciva ad accudire l’intera famiglia per questo motivo subentrò la zia Concetta che era appena sposata e non aveva figli. Con sacrificio e amore diede assistenza a tutti i ragazzi. Ricordo Franco, più piccolo di Gennaro che era molto vivace e irrequieto, per la sua vivacità gli diedero il soprannome di “cardillo”. Non risparmiava nessuno coi suoi scherzi, con l’adolescenza cambiò carattere diventando più calmo. La zia col marito, da tutti chiamato Don Pietro, aprirono uno dei primi ristoranti a Lacco “O padrone do mare” proprio per la posizione in riva al mare. Don Pietro penso che abbia lavorato, da ragazzo, fuori dall’isola. Era alto e dritto, con i capelli portati “alla mascagna”, pieni di brillantina, sempre elegante aveva un portamento da maggiordomo. Accoglieva alla stessa maniera, molto professionale, sia i forestieri che la gente del posto. Tutta la famiglia di Gennaro fu impiegata nella conduzione del locale che divenne col tempo uno dei migliori ristoranti dell’isola. Grazie alla buona cucina e alla vicinanza al Regina Isabella era frequentato anche da clienti di quest’albergo. Una sera il locale fu fittato interamente alla coppia più celebre del momento: Liz Taylor e Richard Burton che si trovavano sull’isola per girare il film Cleopatra. Si sapeva che ai due, oltre che mangiare bene, piaceva gustare il buon vino ischitano. Per sfuggire agli impietosi paparazzi che erano appostati aspettando l’uscita della coppia, i due furono fatti uscire da un ingresso secondario che era vicinissimo al giardino dell’albergo, beffando i fotografi.

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