La voglia di stare insieme

Sapevo che alcuni amici, di sera, si riunivano al teatro Europeo di Lacco Ameno per mettere in scena La Nemica, commedia in tre atti di Dario Niccodemi. La protagonista era Gerarda, la giovane  figlia del grande e unico Rino Gamboni detto “Zeffirelli” perché oltre ad essere un ottimo organizzatore era impegnato anche nella regia. Il protagonista  maschile era Gianni Hebert che aveva al suo attivo esperienza nel mondo cinematografico.  

Rino Gamboni era molto conosciuto sull’isola. La sua esperienza andava ben oltre i confini nostrani. Fin da giovanissimo aveva organizzato un memorabile Presepe Vivente a Casamicciola.

Il Pio Monte della Misericordia era il “tempio” dove dava ampio spazio alla sua creatività in una sala adibita a teatro.

Ritrovarsi la sera al teatro Europeo, dopo una giornata lavorativa o di studi, era il punto di riferimento e di aggregazione di ragazzi del posto. Si passava la serata fra prove e scherzi vari, poi si andava a cena a casa di qualcuno del gruppo o in un ristorante.

Il buon “Zeffirelli” oltre alla regia doveva curare i costumi e le scene. Delle signore “sarte” di Lacco Ameno si prestavano alla realizzazione dei costumi.

Nella rappresentazione della Nemica, quando si era già verso la fine delle prove mancava ancora il personaggio che impersonasse Lord Lamb. La parte destinata a questa figura non era incisiva: doveva fare una sola breve apparizione. Così alcuni amici che partecipavano alla commedia pensarono a me per l’interpretazione. Ero impegnato con la direzione del Reginella che si trovava nello stesso complesso e avevo poco tempo a disposizione.

Mi piacque l’idea, Rino Gamboni disse di non preoccuparmi perché dovevo pronunciare solo poche battute. Mi disse testualmente: “le battute che devi recitare sono brevi ma devi pesarle, parlare lentamente, a testa alta, metterci enfasi poi la tua “erre moscia” farà il resto.

Ecco la mia “erre moscia”  oggi è apprezzata, ricercata. Ma quando ero bambino quanti problemi mi ha arrecato! Fino all’adolescenza non parlavo mai in italiano perché questa carenza linguistica si notava ancora di più. Il problema nasceva quando in classe dovevo leggere ad alta voce e si trovavano più erre nella stessa parola. Era un problema perché oggetto di scherno da parte degli impietosi coetanei. In paese ero l’unico o uno dei pochi ad avere questo “privilegio”.

Oggi si parla di bullismo ma all’epoca era la quotidianità. Per fortuna col tempo questo “complesso” è scomparso. Quando sono diventato padrone di me stesso la “erre moscia” è diventata una mia caratteristica e un punto di forza della mia personalità.

Anche se non avevo calcato prima un palcoscenico ero emozionato non poco. Grazie ai consigli  dell’esperto regista quelle poche frasi da me recitate, da vero Lord, fecero molta presa sul pubblico e fino a qualche tempo fa qualcuno ricordava ancora la mia apparizione sulle scene!  

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