La rosa di Tita

I ricordi di un’infanzia passata insieme affiorano col tempo. Sapevo che ormai non c’era più niente da fare.I giorni, le ore della tua vita volgevano al termine e per sentire le tue reazioni ti raccontavo degli episodi di quando eravamo piccoli.Non volevo essere lasciato solo. Papà se n’era andato per primo, poi mamma, una nipote adorata scomparsa nel mezzo della sua giovane vita e poi nostra sorella Rosanna che, in silenzio, non ha retto al dolore della prematura dipartita della figlia. Adesso anche tu te ne sei andata ed io sono rimasto solo. Tutto un nucleo familiare è stato spazzato via ed io, per il momento, sono ancora qua, anche se non sono più giovane e sono circondato dall’affetto della mia famiglia, con la gioia immensa procurata dalle nipotine. In un certo senso sembra di sentirmi orfano, anche se ho compiuto i 75 anni!Alla fine della tua cerimonia funebre, raccolsi tre rose dai cuscini che adornavano il tuo letto, le tre più belle, dello stesso colore, rappresentavano per me la tua esuberante personalità.Le deposi in una busta e a fine cerimonia quando tornai a casa le piantai in un vaso. Gli steli erano esili e freschi, non adatti a farne una talea ma io volli ugualmente provare.Ho usato la tecnica trasmessomi da Angelo, il fanghino di Villa Svizzera, che, oltre al funzionamento del piccolo stabilimento termale, curava anche il giardino. Aveva un cane, se non sbaglio di nome “Dick”, che non abbandonava mai il padrone, gli stava sempre dietro. Durante l’orario delle cure dei fanghi si metteva in un angolo, fuori all’ingresso delle terme e aspettava il padrone che finisse di lavorare. Dopo lo svolgimento delle cure, Angelo manuteneva il giardino, il cane saltava sulla carriola e lo doveva scarrozzare per tutta l’area.Angelo mi mostrò la tecnica degli innesti che consisteva nell’incidere i rami dei fiori desiderati e mettere nell’intaglio due o tre semi di lenticchie o orzo, avvolgerli col cotone e piantarli in un vaso. I chicchi germogliando davano una spinta alle talee che in genere emettevano subito le foglioline. Angelo era di una sensibilità unica: parlava col cane e con le piante. Riusciva ad ottenere una fioritura rigogliosa in un terreno pieno di radici dato che il parco era pieno di alberi.Attuando questo procedimento fui subito premiato, tutte e tre i rami misero nuovi germogli ma solo una piantina è andata avanti.Nella primavera dello stesso anno della scomparsa di mia sorella, l’esile piantina mi regalò la prima rosa, l’ho denominata: la rosa di Tita, di colore giallo con i bordi striati di rosso, molto particolare.E’ un rapporto strano: non è un oggetto che si può stringere, toccare perché appartenuto a te, cara sorella, ma un fiore, una rosa, non così grande come quella appena uscita dal negozio del fioraio ma un poco più piccola, ugualmente bella, forse più forte, infatti la fioritura dura una decina di giorni. Ecco, avere questo fiore, ammirarlo, annusarlo per me rappresenta il tuo ricordo, il tuo simbolo.Mi guardo intorno, quando nessuno mi vede , mi fermo, saluto il fiore e gli parlo come se fossi tu. È l’ultima cosa che mi è rimasta di te. Racconto la mia giornata, i miei problemi giornalieri e ti invoco di pregare per me e per noi altri che siamo rimasti ancora qua. Ecco, la presenza di quella rosa mi allevia dal dolore della tua dipartita. Quando sfiorisce controllo che lo stelo, le foglie godano ottima salute, non le faccio mancare l’acqua e di tanto in tanto aggiungo un po’ di concime naturale. Dalla primavera fino all’autunno la pianta mi regala sempre fiori. Fino a quando sarò nel pieno delle mie forze continuerò a curare la piantina. Alla fine tutto passa, tu, io e la rosa.Sul tavolo della stanza da letto ho creato un angolo dove stanno tutte le persone defunte a me più care: mio padre, mia madre, Marilena, Rosanna, tu e i miei suoceri che pure hanno fatto parte di me in questa vita. Al mattino e a sera rivolgo a tutti voi un pensiero ed è bello iniziare la giornata invocando la vostra assistenza. A sera vi auguro la buona notte.Cara Tita, a volte penso che il fatto che io scriva tanto sia un tuo regalo perché tu eri brava nel raccontare e scrivere. Va bene che leggo tanto, capita anche che dimentico e compro due volte lo stesso libro, facilmente ne scordo il contenuto. Ma leggo e qualcosa rimane, me ne accorgo. Quando da piccoli raccontavi i “fattarielli” del “lupomannaro” o degli “spiriti” sapevo che tu inventavi tutto facendoli passare per fatti veri, ciononostante ti costringevo a raccontarne ancora altri. Mi avrebbe fatto piacere leggere i miei scritti sia a te che a mamma, a papà, a Rosanna e perché no anche a mio suocero, affermato e pluripremiato scrittore. Nella vita ho sempre osato e in questo caso avrei avuto l’ardire di sottoporli al prof. Luigi Polito!

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