I materassi di lana

Mia madre, aiutata da altre donne, aveva un bel da fare nel cardare manualmente la lana che era contenuta nei materassi che usavamo noi d’inverno. D’estate, quelli di lana venivano riservati ai “signori” che fittavano la casa. Ogni materasso veniva aperto lateralmente, svuotato del contenuto che veniva lavato e asciugato al sole sul terrazzo. Era un’operazione lunga, ogni pezzo veniva sfogliato, allargato con le dita, mentre la polvere di lana ti entrava nei pori della pelle e nel naso. Il lavoro durava parecchi giorni, dipendeva dal numero degli elementi da rifare. Anche i materassi estivi di crine vegetale o pannocchia che noi adoperavamo d’estate andavano rinnovati, la manutenzione non era così impegnativa come per quelli di lana. In tutti i casi i materassi di vegetali andavano rifatti perché erano stati inutilizzati per un lungo periodo e tante volte animali poco graditi nidificavano. Nonostante lo spessore doppio della stoffa che li conteneva, i vegetali erano come aghi che ti entravano nella pelle mentre dormivi. Dicevano che erano freschi e che d’estate si dormiva meglio. Io li ho sempre odiati perché ogni tanto, come mi muovevo, c’era sempre un filo più rigido che fuoriusciva dalla stoffa per entrarti nella pelle. Per non parlare dei materassi ripieni delle foglie che avvolgevano il mais. Ad ogni movimento corrispondeva un frastuono enorme. Ricordo ancora una coppia di cardatori di lana che sbarcavano ogni anno a Ischia, prima dell’apertura degli alberghi del complesso Rizzoli. Dovevano rinnovare i giacigli con relativi cuscini di tutti gli alberghi della catena. Se non sbaglio si chiamavano Ignaziello e Nunziel. Erano piccolini e di poche parole. A fine giornata uscivano, dallo spazio a loro riservata per il lavoro, bianchi con fili e polvere di lana fin nei capelli, nelle ciglia e sopracciglia, sembravano dei panettieri. Erano come due “pasturielli” usciti dai presepi di San Gregorio Armeno. Dotati ognuno di una tavola fissata su di un carrello con chiodi irti dove venivano adagiati i pezzi di lana mentre un pezzo di legno mobile, a mo’ di altalena, scorrendo doveva rendere i pezzi più soffici. C’erano clienti che erano abituati a dormire su due materassi e quindi si dovevano preparare materassi di supplemento. In quegli anni, usando questo tipo di letto ben mantenuto, le caratteristiche dell’albergo venivano esaltate perché rappresentavano un lusso che andava scomparendo. A Villa Svizzera, dov’ero direttore, i materassi di lana sono stati utilizzati fino al 1978. Con l’avvento della nuova gestione CABAL furono sostituiti i letti con nuovi sommier e materassi a molle della Simmons che all’epoca erano i migliori sul mercato. In seguito sono stati creati materassi di ogni tipo e reti ortopediche molto efficienti, più funzionali ed igienici.Quanta fatica dimenticata! www.peppinodesiano.it

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