La radio come juke-box

“……… Mia madre aveva ricevuto, grazie a un parente di ritorno da una visita ai fratelli “americani”, come regalo una radio che nessuno possedeva nel rione di Mezzavia. Nei pomeriggi primaverili o la domenica, la radio trasmetteva un programma di “Musica leggera”. I giovani di Mezzavia e del rione Ortola, si riunivano nello spiazzo in terra battuta sottostante il nostro balcone, chiamavano a gran voce Rosà (Rosanna, mia sorella) metti la “Luna rossa”, “O surdato ‘nnammurato”. Tutte richieste a mo’ di Juke box. Qualsiasi motivo di canzone capitasse, col volume al massimo, tutti cantavano a squarciagola con immensa gioia e allegria; altri si muovevano con maestria, scalzi, al ritmo della musica: dal Mambo al Boogie Woogie dalla Samba al Charleston. La più scatenata di tutti era Annarella “a iatta morta”: le avevano dato questo appellativo perché era indolente e se ne fregava di tutto ma quando ballava diventava un’altra persona, la musica si impossessava del suo corpo, specialmente il boogie, non la tenevi più. Non erano solo i ragazzi e le ragazza giovani a ballare ma anche persone non più giovani che qualche anno prima avevano ballato questi nuovi balli con gli Inglesi e gli Americani. Anche se ero poco più che un bambino, ero così incantato da questo spettacolo da voler che la musica non finisse mai per vedere ballare all’infinito Lillìn “cul a  mandulin”…………..”

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