Giocattoli costruiti da noi piccoli

Auguro una buona giornata a tutti gli amici di FB con un sereno ricordo della nostra infanzia:

Da bambino erano molti i giochi con cui passavamo pomeriggi interi fino a sera. Dopo mangiato, si dovevano fare i compiti e poi via a giocare a pallone fino a quando iniziava a fare buio. Da sottolineare che da Lacco Ameno sono usciti dei buoni calciatori talvolta arrivati in serie A.
Altri giochi erano svariatissimi, consistevano in giocattoli costruiti da noi piccoli.
Creavamo carrozzelle inizialmente con ruote di legno. Ma in seguito, dato il terreno sconnesso, le ruote si rompevano molto facilmente per cui furono sostuite con dei cuscinetti a sfera molto resistenti. Partivamo dall’altezza dell’attuale Hotel Mediolanum a scendere lungo la strada del “pisciariello”. Era molto divertente perché la discesa ancora adesso è abbastanza lunga e non c’era bisogno di spinta iniziale.
Un altro gioco che ci appassionava era “u piuz” che consisteva nel prendere due pezzi di legno robusti, uno più piccolo e uno più lungo. Si metteva a terra un po’ in bilico su una pietruzza il più piccolo, col bastone più lungo si doveva farlo sobbalzare da terra e colpirlo mentre si alzava mandandolo il più lontano possibile. Avevi tre movimenti, gridando: piuz e uno, piuz e dui e piuz e tre, vinceva chi lo scagliava più lontano.
Non mancavano gli album con figurine da mettere al posto giusto. Il più diffuso erano le figurine di “Marcellino Pane e Vino” film spagnolo molto conosciuto in Italia. Ci scambiavamo le figurine con chi aveva dei doppioni. Oltre alle figurine di Marcellino collezionavamo quelle dei calciatori che erano più piccole e sottili. Facevamo la conta e chi era il fortunato doveva provare per prima a farle girare con lo spostamento d’aria che produceva il palmo della nostra mano sbattuto su una superficie piana vicina. Le mani anche se piccole diventavano incrostate per le ferite e callose. Oppure dovevi capovolgere le figurine con un sostenuto soffio della bocca.
Il “cerchio” era un altro gioco da noi praticato facendo delle gare fra rioni. Consisteva nel far rotolare un cerchione di bicicletta spingendolo con un bastoncino di legno e cercando di tenerlo in equilibrio il più a lungo possibile. I cerchioni potevano essere più piccoli o più grandi a seconda della grandezza della bicicletta che ciascuno riusciva a rimediare.
Prima di andare a scuola ci dividevamo i compiti fra me e le mie sorelle per andare a prendere il pane appena uscito dal forno, caldo e profumato, nel rione Ortola da “Aniello”. Sceglievo sempre il pezzo di pane che aveva una specie di grissino attaccato per tutta la lunghezza. La forma e il peso del pane non era mai uguale allora per arrivare al Kg si aggiungeva la “ionta” (l’aggiunta) che mangiavamo per strada. Anche al mattino con una bottiglia di vetro da un litro si andava da “Giovanni e Mimì” due fratelli lattai che avevano due mucche a Laccodisopra. I due fratelli si dividevano lo stesso locale, noi eravamo clienti di Giovanni che spremeva direttamente dalla mucca. Poiché la spremitura produceva della schiuma dovevi attendere che si dissolvesse per poi arrivare lentamente al segno del litro. C’era sempre una fila di bambini al mattino che andavano a prendere il latte. La stalla era calda e puzzolente per tutti gli escrementi degli animali, c’erano delle tavole di legno dove poter passare senza sporcarsi.
La spesa la si faceva direttamente nelle botteghe dove comperavi la pasta che all’epoca era lunga e poi si spezzava al momento dell’uso. Non si pagava in contanti, il bottegaio segnava su un quaderno , a fine mese i genitori regolavano il tutto. Si andava alla fiducia e all’onestà del negoziante. Molto spesso questi segnava una quantità superiore a quella effettivamente spesa oppure c’era il cliente che negava l’acquisto, c’erano sempre dispute alla fine, da lì il detto: “Conto a lungo diventa serpente!” Anche l’olio veniva venduto non sigillato, attinto da un grosso contenitore e versato in una bottiglia portata dal cliente. I misurini erano da 1 litro, da ½ litro o da ¼.
Come formaggi si conosceva il provolone che era enorme e profumato e il Bel Paese che si dava a chi stava poco bene. I latticini non erano ancora diffusi, forse anche per la lontananza dalla terra ferma. L’unico di essi che mi ricordo è la “ricotta” che veniva tagliata con un filo di cotone.
Le verdure in genere le si comperava dal contadino direttamente ed erano tutte di stagione come anche la frutta. Non esistevano i prodotti surgelati. La prima volta che sentii parlare del frigo fu da un’amica di mia madre che veniva ogni anno da Brooklyn in occasione della festa di Santa Restituta e rimaneva a Lacco per più di un mese. Noi, d’estate, per rinfrescare l’acqua o il vino si comperava un pezzo di ghiaccio che poi veniva messo spezzettato nel boccale dell’acqua, del vino o della gassosa. L’amica raccontava che loro in America avevano il “frigidé” (refrigerator) e ne spiegava la comodità e i vantaggi. Anche il sale si andava a comprare in tabaccheria con un panno e veniva pesato.
La macchina del caffè moka non esisteva, il caffè era una rarità. Si consumava il caffè d’orzo abbrustolito direttamente in casa. La scelta dei cibi da mangiare era più limitata in confronto ad oggi ma sicuramente erano più sani e genuini! 

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *