La Rova

La Pasqua è sempre stata rappresentata in genere con gli alberi di pesco in fiore anche sui libri di scuola: rappresentava proprio un tuffo nella primavera. All’asilo, suor Gigliola ci faceva disegnare un uovo che riempiva tutto il foglio, al lato destro del foglio praticavamo due incisioni orizzontali e dentro ci mettevamo una striscia di carta un po’ più spessa con un fumaiolo disegnato sulla cima. Essa andava su e giù per il foglio, il tutto era coloratissimo.
Fin dai giorni precedenti la Pasqua andavamo nel bosco in cerca della “rova” (robbia) la cui radice serviva a tingere le uova di rosso. Ne trovavamo in grande quantità e qualche volta la vendevamo anche in piccoli mazzetti, col ricavato compravamo qualche uovo di cioccolato da “Mattia u tabaccar”. Le mie sorelle mettevano foglioline di prezzemolo o di trifoglio in un pezzo di calza di nylon che avvolgevano intorno all’uovo da cuocere per far diventare sodo, così, alla fine della cottura, tolto l’involucro, usciva la fogliolina desiderata impressa sul guscio dell’uovo. Erano dei piccoli capolavori, altre ragazze coprivano le uova con dei pezzetti di rete da pesca: la fantasia andava a ruota libera. Con la ricerca della “rova” iniziava la caccia al tipo d’uovo più adatto da “tozzare” per rompere più uova possibili. Si diceva che le uova delle galline di Gelormina fossero le più dure perciò mettevo in croce mia madre perchè andasse a rifornirsi dalla sua amica e scegliesse le uova più appuntite anzicchè quelle tondeggianti, ma quasi sempre in questo gioco avevo la peggio!
Finalmente, dopo aver assistito alla messa di mezzanotte col tipico suono della “troccola” all’inizio del Gloria della Veglia pasquale, si andava a letto aspettando con ansia il giorno della domenica di Pasqua. Al mattino seguente, intorno a mezzogiorno si assisteva alla “Corsa dell’Angelo” che aveva luogo nello spiazzo antistante la parrocchia, fra la chiesa e l’ingresso del palazzo dei Calise Piro, all’inizio di via C. Colombo.
Le statue coinvolte in questa manifestazione provenivano dalla chiesa dell’Assunta di Laccodisopra: la statua della Madonna coperta da un velo, la statua di San Giovanni, il Cristo Risorto e l’Angelo che è il protagonista della corsa.
La Madonna e San Giovanni sostavano davanti alla chiesa mentre il Cristo e l’Angelo venivano posti all’inizio di via C. Colombo
I fedeli affollavano le vie circostanti. Quando la corsa stava per iniziare tutti tacevano, il silenzio era tombale. Un canto possente che si elevava a gran voce, il “Regina Coeli”, cantato dai pescatori e dai contadini dava inizio alla manifestazione. L’Angelo compiva tre inchini davanti a Gesù e per tre volte correva ad annunciare alla Madonna la Resurrezione. Poi la statua della Vergine e di San Giovanni si recavano in processione verso il Cristo. Nell’avvicinarsi, fra gli applausi del pubblico e una pioggia di petali di fiori colorati lanciati da ragazze sui balconi, veniva fatto cadere il velo della Madonna con l’accompagnamento del suono festoso e incessante delle campane. Esse diffondevano la buona novella a tutta la comunità: E’ Pasqua, Cristo è risorto.
Questa manifestazione in effetti non durava a lungo ma i minuti erano intensi e ricchi di pathos. Oggi la cerimonia si svolge in piazza Santa Restituta ed è più scenografica.
Mentre si svolgeva la rappresentazione noi ragazzi eravamo intenti a “tozzare” con le uova. Se ne consumavano tantissime, chi riusciva vittorioso, il giorno dopo lunedì in albis, doveva scontrarsi con i Casamicciolesi. A seguito di un voto fatto a Santa Restituta dagli abitanti di Casamicciola e di tutta l’isola d’Ischia, in caso fossero stati risparmiati dalla peste, sarebbero venuti, a piedi, a Lacco Ameno il lunedì di Pasqua. Gli unici a mantenere viva la promessa furono gli abitanti di Casamicciola. La festa diventava ancora più importante perché molti di loro erano imparentati con gli abitanti di Lacco. Anche io avevo un sacco di cugini e parenti che rivedevo in quella ricorrenza. Che atmosfera! Si andava a mangiare in riva al mare sulla spiaggia di San Montano, oppure nei boschi di Zaro, dove incontravi altri nuclei familiari che tutti assieme erano venuti come si diceva “a mettere il culo all’erba”. In quell’occasione si mangiava salame e vari tipi di formaggi e le uova colorate reduci dalla battaglia del tozza-tozza. In tutte le comitive campeggiava il famoso “casatiello” che consisteva in una ciambella rotonda, farcita di formaggio piccante, pepe e salame e con sopra uova ingabbiate in strisce incrociate di pasta di pane. Non mancava la regina della festa: la pastiera di grano aromatizzata coi fiori d’arancio la quale si sposava perfettamente con tutti i profumi primaverili che ti circondavano!

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