La festa di San Giuseppe

La festa di San Giuseppe annunciava l’inizio della primavera e la fine del freddo. Le giornate iniziavano ad allungarsi e questo ti riempiva di buon umore. E poi…. era la ricorrenza del mio onomastico, all’epoca si festeggiava esclusivamente l’onomastico, mai il compleanno. La festa si svolgeva alla località Fango. Per raggiungerla, noi di Mezzavia dovevamo percorrere via Pannella costituita da lunghi gradoni. Si saliva in gruppo, durante quella giornata vi si andava anche due o tre volte. Il Fango era molto distante dal centro di Lacco e i ragazzi di questa contrada si distinguevano dagli altri del paese per i capelli cortissimi e ai piedi portavano zoccoloni con le “centrelle” per non scivolare. Molte famiglie offrivano ai visitatori pizze di maccheroni e zeppole di San Giuseppe piene di crema bianca e zucchero, forse era per questo motivo che ci arrampicavamo più volte al giorno lassù! Anche la chiesa di San Giuseppe era particolarmente bella nella sua semplicità, quasi spoglia a confronto con le altre di Lacco ma in compenso emanava un profumo molto intenso dato che era addobbata con fiori di fresia e viole a ciocche che nascevano spontanee nella campagna circostante. Questi olezzi rimangono impressi nella memoria per tutta la vita, difatti come arriva la primavera, ancora oggi, i muri di campagna sono coperti di questi fiori spontanei, il cui profumo ti riporta alla mente ai giorni felici dell’infanzia. Con la ricorrenza di San Giuseppe iniziava in paese un ciclo di feste e quasi la fine della Quaresima. All’inizio del periodo, il mercoledì delle ceneri, ogni famiglia metteva fuori al balcone o alla finestra un pupazzo di pezza rappresentante una vecchina brutta come la befana con una patata all’estremità in cui venivano sistemate delle penne di gallina, sette per la precisione. Ogni settimana ne veniva tolta una, fino all’ arrivo della Pasqua. Tutti i ragazzi facevano il giro del rione e cantavano la filastrocca di Quaresima dove era esposto il pupazzo di stoffa per avere in dono qualche fico secco o castagna “pest” (secca):

Quaraesema secca e longa
se mangiava e fiche long
l’ liciett dammene una
me chiavav nu cauce ‘n culo,
l’ liciett dammene nata
me chiavav ‘na zucculat.

Un anno durante la settimana di passione avvenne un fatto fuori dall’ordinario. In paese un comitato di donne aveva organizzato varie manifestazioni per rinnovare il manto della statua della Madonna Addolorata. L’associazione si era impegnato in lavori di rafia, di paglia, di uncinetto e altri lavori d’artigianato locale con cui allestivano una pesca di beneficenza, durante il periodo estivo, per raggiungere una somma necessaria atta a comprare un nuovo manto. Dopo anni di impegno, coi soldi raccolti, comprarono un sontuoso manto nero ricamato con fili d’oro. Lo sforzo e l’impegno profuso per raccogliere le offerte ne era valsa la pena perché l’abito era sfarzosamente ricco. Per farlo ammirare a tutti i fedeli, la Madonna, all’inizio della Settimana Santa, fu esposta su un piccolo ripiano in modo che ogni fedele potesse apprezzare il risultato del lavoro collettivo da vicino. Un pomeriggio successe un fatto eccezionale. Poco distante dalla chiesa la gente gridava al miracolo: la Madonna Addolorata era uscita dalla chiesa e camminava tutta sola per la strada principale del paese. La voce si sparse in un battibaleno per tutti i rioni di Lacco, dal Capitello all’Ortola, da Mezzavia a Laccodisopra: la Madonna sta camminando! Una gran folla incredula e sbalordita seguiva la Madonna. Il povero parroco che aveva appena portato l’estrema unzione a un moribondo, appresa la notizia, seguito da uno stuolo di chierichetti, si precipitò correndo verso la parrocchia, davanti alla chiesa trovò una gran folla che gridava al miracolo piangendo e pregando in ginocchio a gran voce. Il parroco senza perdersi d’animo si avvicinò alla statua alla cui estremità si intravedevano delle scarpette di colore marrone sporche e malandate. Allargato il mantello, scorse la figura di “Luciell a pazziarel” che ficcatasi sotto il busto della Madonna aveva deciso di portarla in giro per il paese, per una passeggiata con l’abito nuovo. (La statua dell’Addolorata si compone di un busto adagiato su strisce di legno a forma di “gabbia” o “girello”). Il botteghino del Lotto fu preso d’assalto per le giocate dell’avvenimento.

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