La voglia di viaggiare

Sentir parlare mio padre dei suoi viaggi è stata la spinta che ha visto nascere in me, fin da piccolo, la voglia di viaggiare e conoscere paesi nuovi. Rimanevo incantato quando mio padre coi suoi fratelli oppure con colleghi parlava dei posti visitati e anche dei pericoli che affrontava durante la navigazione. Mi incuriosivano le scritte in lingua straniera impresse sulle bottiglie di vetro vuote che lui portava a casa per riempirle di succo di pomodoro. Per non parlare della buca delle lettere che era cementata nel muro della “tabaccheria” di Mattia e Luisella. Ero piccolo e non arrivavo ad inserire la lettera nella cassetta perciò mia madre mi prendeva in braccio per imbucarla e farla arrivare a mio padre o a zio Giuseppe in America. Allora pensavo che ci fosse una strada sotto il mare come un canalone che avrebbe portato la lettera a un aereo che aspettava per portarla a destinazione perché sulla leggera busta da lettera, oltre alle strisce laterali bianche, rosse e blu, c’era un rettangolino a sinistra dov’era scritto “par avion” o “via aerea”. Sapevo che oltre l’isola c’era un mondo meraviglioso da scoprire. Quando poi Rizzoli approdò sull’isola d’Ischia e arrivarono turisti da tutto il mondo, la spinta per partire verso nazioni sconosciute fu decisiva. A scuola avevo studiato per 6 anni la lingua francese e per tre la lingua inglese perciò pensavo di conoscere il francese perché durante il periodo estivo ero in grado di scambiare qualche parola con turisti stranieri. Riuscivo a farmi capire discretamente in francese o col mio scarno inglese.
• L’emozione di vedere dal vero un’elicottero atterrare all’eliporto della Fundera era inenarrabile. E che dire delle emozioni suscitate in me dalle prestigiose auto con targhe straniere che sbarcavano sull’isola con autisti in livrea che nemmeno nella città di Napoli avevo mai viste! Alcune erano nere, austere e nello stesso tempo eleganti oppure Jaguar decappottabili, Lamborghini, Ferrari dai colori accesi appartenenti ad industriali accompagnati da donne bellissime. Queste signore spargevano nell’aria profumi mai sentiti prima che inebriavano e davano alla testa, specialmente la sera quando passeggiavano, dopo cena, intorno alla piazza di Santa Restituta. Rimanevi incantato da quello sfarzo. Attori e attirci, calciatori che al momento stavano sulla cresta dell’onda erano tutti lì a portata di mano. Giorgio De Chirico, la sera, era presente all’esposizione dei suoi quadri in uno delle sale intorno piazza Santa Restituta. A Ischia e Casamicciola oltre ai nuovissimi Aliscafi approdavano anche gli Hovercraft. Davanti al complesso degli alberghi di Rizzoli stazionavano il superyacht “Christina” di Aristotele Onassis e altre splendide imbarcazioni. I motoscafi “Riva” scorrazzavano fra la splendida cornice di mare fra Lacco Ameno e Casamicciola con Esther Williams e altri personaggi che praticavano lo sci d’acqua. Nel porto d’Ischia erano ancorati yacht eleganti con pista d’elicotteri.

Grazie a mia sorella maggiore Rosanna che era commessa in una delle boutique più alla moda di Lacco Ameno e aveva modo di parlare con persone influenti, ebbi la possibilità, giovanissimo, di lavorare come cassiere in uno dei night club più prestigiosi dell’isola e direi d’Italia: “O’Pignatiello” appartenente al complesso “Rizzoli”. Qui si esibivano i cantanti nazionali e stranieri più famosi del momento da Aznavour a Peppino di Capri da Ornella Vanoni a Bobby Solo. I clienti habitué erano il principe Otto D’Assia, la sfolgorante Ira Fürstenberg di una bellezza aggressiva e mediterranea, il fratello Egon. Da qui nacque la promessa a me stesso, poi raggiunta sfatando il detto “Nessuno è profeta in patria”, di inserirmi nel mondo turistico alberghiero e scalare step by step fino ad arrivare al top: direttore d’albergo e poi direttore d’agenzia viaggi e dirigere, primo ischitano, uno degli alberghi della compagnia “Rizzoli”. Sono fermamente convinto che ognuno di noi ha un angelo custode a suo fianco, la cui presenza ho sempre avvertita. In tutto il mio cammino, assicuro non sempre facile specialmente all’estero, la presenza è stata tangibile. Un altro ricordo, sempre vivo in me dagli anni della scuola, fu un appassionato commento della poesia “La piccozza” di Giovanni Pascoli da parte della professoressa Antonina Garise che, con la sua voce esile ma molto coinvolgente, mi ha accompagnato per tutti gli anni della mia crescita professionale:
………………..Da me, da solo, solo con l’anima,
con la piccozza d’acciar ceruleo,
su lento, su anelo,
su sempre; spezzandoti, o gelo!
E salgo ancora, da me, facendomi
da me la scala, tacito, assiduo;
nel gelo che spezzo,
scavandomi il fine ed il mezzo………..”

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