Un tuffo nel passato

A volte basta un niente, vai a fare una visita improvvisata ad un tuo caro amico che non vedevi da tanto tempo e accade la magìa: un tuffo nel passato!
M’ero proposto più volte di andare a trovare a casa il mio amico Paolo che non vedevo da una vita e che non esce quasi più. Ci vado oggi, ci vado domani e non trovavo mai il tempo. Paolo è stato un professore di latino e greco, ha insegnato in un liceo per tanti anni a Roma, adesso è in pensione. Vive da solo, è ritornato nella sua casa nativa di Lacco Ameno, è circondato dai suoi gatti che gli fanno compagnia tutto il giorno. Una cordiale signora straniera gli fa le pulizie tre volte a settimana. Lui è stato corrispondente di un noto giornale nazionale: così se non l’incontravo, leggevo i suoi articoli e sembrava di discutere direttamente con lui. Oggi vive soddisfatto la sua vita tranquilla fra le sue carte, scaffali pieni di libri, giornali, quaderni tipo computisteria: un grande caos dove solo lui sa districarsi. Le sue ricerche sull’isola d’Ischia sono preziose, ognuno può attingere le notizie più attendibili e circostanziate dell’isola, dalle origini della stessa a oggi. Qualche volta ci siamo scambiati delle telefonate ma non ci vedevamo da parecchio, che dico anni, una vita! Mi trovo sotto la casa di Paolo, so che ha sempre un buon vino, il frutto che l’affittuario del terreno gli riconosce e lui Paolo è contento purché la terra dei suoi antenati non resti incolta. Ne approfitto, suono al video citofono, uno scatto e subito l’uscio si apre. Dal portone nuovo di zecca m’aspettavo che, dopo tanti anni, tutto fosse cambiato all’interno, invece una volta aperto, come in un sogno, appare la scala per salire al terrazzo che è la stessa, un po’ sconnessa coi gradini di tufo verde. Ai lati dal muro fuoriescono fresie bianche antiche e violacciocche profumatissime, tutto è intatto, tutto uguale a quando ero ragazzo e venivo a studiare col mio amico. Come metto il piede sul terrazzo mi viene letteralmente un colpo al cuore. Sembra il “piccolo mondo antico” della nostra gioventù. Il terrazzo di terrapieno è lo stesso con la differenza che è colmo di Tillandsia che negli anni si è moltiplicata. Numerosi grappoli di questa pianta invadono gran parte del giardino. Il rigoglioso albero di mandarino è ancora là come anche quello d’arancio e quello di limone. Le galline come allora razzolano in un’area circoscritta anzi c’è anche un’oca bella grassa. Lateralmente all’ingresso del pollaio ci sono delle gabbie per conigli più nuove. Tutto uguale: niente è cambiato, perfino le casette, dove lui abitava col fratello e i genitori, sono le stesse, belle, linde, pittate con calce bianca. Il pergolato di rose tanto caro alla madre è ancora là, dove noi studiavamo da ragazzi: il tavolo in pietra di tufo, con le sedie di pietra tutte uguali, il tempo si è fermato agli anni 50/60! La mamma lavorava alle Terme della Regina Isabella. Al pomeriggio, prima di recarsi al lavoro, ci portava una dolcissima premuta d’arancia proveniente dal loro giardino. Con Paolo ho trascorso gli anni più belli della giovinezza. Tutto era nuovo durante la nostra adolescenza, ogni giorno scoprivamo orizzonti insoliti. Insieme ad altri amici organizzavamo le serate da ballo in una delle stanze della sua famiglia che era la sala da pranzo. Addossavamo il tavolo al muro ed avevamo più spazio per ballare. Paolo aveva uno dei primi giradischi e dei dischi. Le ragazze che partecipavano al ballo erano sempre poche, per vederne qualcuna in più dovevi aspettare le feste di Natale, allora i genitori davano il permesso di uscire e rimanere un poco più a lungo fuori. Durante le festività il nostro gruppo di amici veniva quasi sempre invitato in case dove la figliolanza era quasi tutta al femminile e le mamme e le zie sponsorizzavano queste occasioni nella speranza di “piazzare” figlie e nipoti. Ci fu qualche caso di accoppiamenti duraturi. I dischi che andavano per la maggiore erano quelli di Peppino di Capri, Rita Pavone, Mina, Eduardo Vianello, Fred Buongusto e altri, non mancavano quelli di cantanti starnieri, da Françoise Hardy a Chubbi Checker, da Aznavour a Paul Anka, da Elvis Presley ai Rolling Stones. Le serate erano piene di entusiasmo e aspettative, iniziavano intorno alle 17,00 e finivano intorno alle 21,00. Ognuno di noi aveva desideri nascosti con la speranza di ritrovare la stessa ragazza con cui avevi ballato la settimana precedente e non aveva rifiutato le tue “vibrazioni” al suono palpitante di “Cuore” cantata da Rita Pavone. Oppure c’era un altro tipo di invitata che non ti permetteva di stringerla, anzicchè ballare girava sempre su un lato per mantenerti lontano. La pressione saliva al massimo con la canzone dell’estate Cuando calienta el sol cantata dai Los Hermanos Rigual: come riuscivi ad appoggiare lentamente il viso a quello della ragazza, lei giovane e timorosa ai primi approcci aveva le guance di fuoco, scottava come se avesse la febbre. La “tempesta” dei sensi era fortissima e la voglia di crescere era prepotente. Iniziavano i primi “flirt”, sbocciavano “grandi amori”, altri finivano, nascevano nuove amicizie. Capitava anche che attraversavi la stanza per invitare una ragazza a cui tenevi e quella rifiutava e ritornavi al tuo posto scornato per la vergogna. L’entusiasmo di vivere e buttarsi nella mischia della vita era stimolante come anche il desiderio di imitare i nuovi idoli che arrivavano dall’America. Lacco Ameno d’estate si riempiva di personaggi mitici che giungevano da tutto il mondo per distendersi al sole dell’isola d’Ischia e ritemprarsi nelle benefiche acque termali, richiamati dalla pubblicità martellante dei giornali di Rizzoli: persone che d’inverno ammiravi attraverso giornali, riviste o film e poi….. d’estate trovavi di fianco mentre passeggiavano sul lungomare oppure seduti a uno dei locali della riva destra di Porto d’Ischia!
Il suono di una chiamata al cellulare mi fece ritornare alla realtà di oggi, nemmeno il tempo di apprezzare un bicchiere di bianco delle vigne di Paolo che dovetti far ritorno subito a casa con la promessa che ci saremmo rivisti a breve…..!

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