L’appartamento di C.Colombo

L’appartamento si affacciava su via C. Colombo, anche qui il panorama che si godeva era un incanto. La veduta di Montevico era quasi completa, era interrotta solo in un lato dall’edificio scolastico fatto innalzare da Mussolini. A mezzogiorno, quando eravamo a tavola, si godeva l’ampia vista di Varulo con le barche a remi o a vela che solcavano il mare, altre che sostavano coi tendoni stesi per riparare dal sole i pescatori intenti a svolgere i loro lavori. Questo panorama idilliaco sono sicuro abbia influenzato il carattere pacato degli abitanti di Lacco Ameno.
Sotto, di lato, in via C. Colombo abitava il mio amico Vincenzo che era di qualche mese più grande di me. Andavamo assieme all’asilo e come tutti i bambini del rione Mezzavia andavamo da soli a scuola, i genitori ci controllavano con lo sguardo da lontano. All’asilo il nostro gruppo era affidato a Suor Gigliola, giovanissima e dolcissima suora di origine veneta. A quell’epoca i Veneti erano un po’ come i meridionali, espatriavano in cerca di lavoro. La suora era poco più alta di noi, la consideravamo come una sorella maggiore, si rotolava per terra, ci insegnava la dottrina e i primi rudimenti della scrittura. In cucina c’era Suor Gioconda, veneta anche lei, già il nome era indicativo, era mastodontica, con gli occhi verdi di gatta e con voce roca minacciava noi bambini col mestolo: se non avessimo mangiato il piatto, avrebbe mangiato tutto lei! Figuriamoci, con la fame che c’era, mangiavamo il tutto in quattro e quattro otto.
L’asilo si trovava nell’attuale municipio di Lacco Ameno e la veduta da via C. Colombo a piazza Santa Restituta era completamente libera. In questo spazio si trovava la “palura” che era un terreno pianeggiante che si estendeva dal palazzo Ciannelli di via C. Colombo fino a piazza S. Restituta. In seguito in quest’area il commendatore Angelo Rizzoli, nuovo proprietario, costruì la “casa rosa” per il personale degli alberghi, il night club “O Pignatiello”, il garage con sopra ancora camere per il personale, una giostra, 2 campi da bocce, 2 campi da tennis, 18 piste di mini-golf, la fangaia, il cinema Europeo, l’Albergo “la Reginella” con annesso stabilimento termale.
Anche la palura apparteneva precedentemente ai Calise Piro che erano proprietari praticamente di quasi tutta Lacco Ameno: dalla Marina fino al Fango. A quell’epoca il paese contava 2500 anime. Le famiglie venivano indicate non per cognome ma per soprannome come: “capemorte”, “pescetata”, “c…lasn”,”cularuss”, “ciccione”, “spogliacrist”, “pacione”, “ciacione”, “capepurp”, “capemurena”, “u’chiacchiarone”, “c…efierr” e tanti altri nomi molto pittoreschi. I nomi e cognomi erano tutti uguali, non solo nella nostra famiglia. Di Giuseppe De Siano, nel paese di Lacco Ameno, se ne contavano sei: 4 cugini e questo ci provocava una crisi di identità. In compenso rinnovando i nomi potevi risalire facilmente al ceppo originario di ognuno di noi. Il soprannome della famiglia di mia madre era “ambruos”, quello di mio padre “u’cacciator”.

Un ricordo indelebile è u’ciuccio e Ciccione.
Ciccione abitava nella località “Sopramezzavia” con la sua tribù di figli e nipoti. Avevano un asino chiamato “baston” che scendeva con il capofamiglia in paese per fare gli approvvigionamenti per la numerosa prole e di conseguenza passava sotto casa nostra in via C. Colombo. A scendere, l’asino era accompagnato dal padrone, a salire l’asino tornava da solo perché Ciccione si fermava a fare una partitina a carte con gli amici, tanto il carico dell’asino nessuno mai l’avrebbe toccato e “baston” ormai conosceva la strada. L’unico ostacolo poteva essere Vincenzo che, come lo vedeva, gli andava incontro, lo teneva per la coda per un bel tratto e poi tornava indietro, mentre l’asino continuava il suo percorso.

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